Io Sono D’Io (Indovinello Veronese)

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Mi ritrovo nell’anno che già è, ma so già quel che sarà.

Vago, divago, come il dottor Zivago, ed in questo fine ‘700, sennonché inizio ‘800, sto ciarlando con un amanuense grato alla vita, di quel che sogna, di quel che desidera.

Lui, Costantino, è un ventiduenne ch’appare un po’ bigotto, e sogna denari, desidera lussi, quelle cose che descrivono un Suo futuro, ch’è prossimo, per quel che intendevo io con la mia domanda sull’avvenire.
“Come vedi l’avanti?” gli chiesi. 

Con movimenti regali, gestualità nobili, s’è arrocato nelle sue mura (anzi, Sue Mura), ed il viso paffuto ed oltremodo grassoccio, m’aveva riferito ciò che ti descrissi poc’anzi.

Lieve era il mio sorriso, mentre lui parlava; talmente sottile da risultar trasparente.

Alla fine delle sue supposizioni meccanicamente speranzose, io, col mio mantello che mi veste, ecco che gli illustro le mie, con ipotesi di fatti.

“Costantino, ti auguro certamente di vivere quel c’hai detto; io, appassionato d’arte quanto mai, ti racconto l’anteriore che immagino.

Sicchè, dalla mia base, nascerà una nuova lingua: l’italiano.
Che avrà una lunga storia senza storia, purificata dapprima, sennonché Durante, o come diran tutti Dante, e sarà questo mito che introdurrà la comedia (con una sola emme), svolgarendola. Che poi verranno sempre più pulite, le novelle, anche se dal nome dell’autore sembrerà il contrario, ch’è Boccaccio, non boccaccia, seguito poi dal Canzoniere Petrarca, che anticiperà l’Umanesimo. E questa, mio caro Costantino, sarà per me la storia del futuro. Storia che verrà poi narrata in un primo romanzo per la quale, tra mille anni, mio caro, mantenendo fede alla Promessa degli Sposi.

L’italiano, sarà allora che scinderà formalmente dal volgare, sarà dagli altri posti che circondano questo posto dalla nomea d’Italia, che svarieremo  generi. E questo posto che diranno ch’era stato, diverrà Stato, con la esse maiuscola”.

E lui, Costantino, s’è perso da parecchio. Ma io voglio continuare.

“Ci sarà, anzitempo, quel genere o categoria, che illuminerà noi stessi ad accompagnare quasi quell’intero secolo. Nel mentre, fioriranno quegli scritti che appassiscono almeno un personaggio a racconto. poi. o Poe”.

Lui mi guarda con bocca aperta e palpebre cadenti.

“A me, mio caro, piace tutto quel che ipoteticamente sarà, ma m’illumino d’immenso per cò che seguirà, con aperture a nuovi mondi, a nuove stelle”.

Stelle? ripete lui, Costantino, Mondi?

“Già, mie fantasie, caro, e ci sarò distonia oltre che utopia”

Il viso interrogativo di lui, carica, fomentando il mio dire.

“E giungeremo all’epoca delle tecnologie. Quella cosa che profuma di rosa ma rosa non è, che crescerà sempre più col passar del tempo, e le persone potranno parlare anche a lunghissima distanza, e pur vedersi”.

Vedersi? dice Costantino.

“Già, mio caro, io lo sogno, eppur lo so.

In un compito ho eseguito il Ritorno Al Passato, senza Doc né Marty, ch’è grammaticalmente orrendo, ma audace, e son venuto qua dal maggio del 2021. Qua, dove sei anche tu, che non so dove sia, ma so che è dove si creerà la letteratura italiana, e voglio che si sappia che il passato, anch’eccellente, sarà lanciato dal futuro nel quale tornerò, ove si chiederanno s’ero scrittore, o contadino, poiché scriverò ora, e ne sei testimone, l’indovinello che canta

Teneva avanti a se i buoi

Arava bianchi prati

E aveva un bianco aratro

E un nero seme seminava

Originale Indovinello Veronese, prima forma trovata di scrittura italiana

Poi ci aggiungo

Tommaso Bucciarelli

Ma quelli che verranno lo troveranno cancellato, com’io stesso, che presenterò letizia visibile.

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