Ci leghiamo a un oggetto, a un frammento di niente,
senza capire perché la materia ci incanti;
custodiamo un riflesso, un ricordo latente,
in cose che restano, mute e distanti.
Non è il legno o l’acciaio, non è la sostanza,
ma il calcare del tempo che vi abbiamo versato:
ogni cosa diventa una stanza
dove il cuore si siede a riprendere fiato.
E se tengo quel dono ancora tra le dita,
non è per l’oggetto, né per il suo mistero:
è che in quel poco è rimasta la tua vita,
e toccandolo ancora… io ti amo per davvero.










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