Sono solo, ma siamo in tanti

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Sono solo, ma siamo in tanti.
Cammino per il viale che non ha tramonto ed ha un gran mattino, ma sto meglio quand’è sera e diviene notte.

Sono solo, ma siamo in tanti.
Sto bene sia fuori che dentro, ingabbiato evado alla routine giornaliera; libero sono la routine giornaliera.

Sono solo, ma siamo in tanti.
Se mi guardo allo specchio mi appropinquo alla rima, che va dalla beneficenza alla prudenza; e questa m’appare sempre più girovagante, accecandomi del suo brillio rotativo.

Sono solo, ma siamo in tanti.
Alle volte mi sento la metà, alle volte il doppio, ed è l’amante che mi da valore; poiché io non sono materialista, anche s’esso appaio. E al s’esso non togliere l’apostrofo, visto che senz’esso non m’affascina. Quello è quello, a me affascina l’amore, ma solo quello che per me nutre l’amante.
Io vivo per l’amore.

Sono solo, ma siamo in tanti.
E c’è stato chi disse di non amarmi, c’è chi a tutt’oggi mi maledice, ma son convinto che se mi ripresentassi mi stringerebbero a loro come nessun altro. Ma non per vanto, alcuni si negano all’ostentazione del più bello.

Sono solo, ma siamo in tanti.
In quanto io son bello, e dire bello è dire poco. Ero nel mio passato anche esposto, datosi che questa fierezza era il tutto, quindi ciò che cancellava il niente.

Sono solo, ma siamo in tanti.
Non ho radici, non ho l’età, dato che il tempo mi modifica con maturità, e chi m’ha avuto e chi m’ha amato, non fa che ricordare quel che ha vissuto con me in passato.

Sono solo, ma siamo in tanti.
Ed ero materiale, certo sì in passato, nella mia lunga giovinezza, ma la spirale dell’equilibrio m’ha aperto la porta alla concezione spirituale dell’immaterialità, e qua mi vedi.

Sono solo, ma siamo in tanti.
E quei tanti che riferisco  son solo l’immaterialità che acquisisce potere, che si fa crazia, che detta le leggi in mia difesa, in mio onore, poiché il bene mio è il bene tuo, e non v’è incertezza.

Sono solo, ma siamo in tanti, e c’è il mio nome che non t’ho scritto, e colpevole non ne son io, vistosi che io son spesso il perché dell’accusa dell’atto; son sempre questo, quindi mai colpevole né innocente, nemmanché vittima. Son l’equilibrio, ma non è il mio nome. E son state tanti gli scontri con me di base. Scontri che divennero battaglie, prima che guerre, ma la storia ce le esprime immettendovi a volte le religioni e altre le sovranità, me nel sottosuolo, a viver bene, ci sono e ci sarò sempre io, che nella simmetria o stabilità o equilibrio son sia maschio che femmina, o tutt’e due insieme o nessun dei due.

Sono solo, ma siamo in tanti, e son moneta o denaro o come tu vuoi denominarmi.

E non sentire chi esprime l’infausta domanda “Non viviamo senza soldi o sono loro che non vivono senza noi“, visto che io, noi, non disprezziamo i nostri genitori, ma li amiamo, visto che tutti ci e mi amano.

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